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ISTITUTO INTERUNIVERSITARIO DI LOGICA
QUANTISTICA "ARTHUR COMPTON"

Amministratore: Prof. Tiziano Cantalupi - tiziano.cantalupi@unicm.it
Effetto Compton
Lunghezza d'onda di Compton = 2,426x10-12 m In MECCANICA QUANTISTICA RELATIVISTICA al di sotto della lunghezza d'onda di Compton le proprietà quantomeccaniche diventano preponderanti.
La lunghezza d'onda di Compton rappresenta, quindi, un primo confine tra mondo classico e mondo quantistico. Recentemente, però, questo confine è stato spostato molto più in avanti.
La diffusione Compton è un fenomeno di scattering interpretabile come un urto (interazione) tra un fotone e un elettrone. Il fenomeno, osservato per la prima volta da Arthur Compton nel 1922, divenne ben presto uno dei risultati sperimentali decisivi in favore della descrizione quantistica della radiazione elettromagnetica.
Che cos'è l'effetto Compton
  • È un processo di scattering elastico tra un fotone (un quanto di luce) e un elettrone a riposo.
  • Il fotone incidente cede una porzione della sua energia e della sua quantità di moto all'elettrone.
  • Il fotone viene deviato (diffuso) a un certo angolo rispetto alla direzione iniziale.
  • A causa della perdita di energia, il fotone diffuso ha una frequenza inferiore e una lunghezza d'onda maggiore rispetto a quella di partenza.
Importanza nella fisica
  • Fornisce la prova decisiva della natura corpuscolare della luce.
  • Dimostra che i fotoni si comportano come particelle dotate di quantità di moto negli urti.
  • Spiga una molteplicità di fatti sperimentali osservati. Nel 1927, Compton, per la dimostrazione dell’Effetto che porta il suo nome, ottenne il premio Nobel per la Fisica.
  • Dimostra che la meccanica classica non può spiegare i cambiamenti di lunghezza d'onda osservati: occorre ricorrere alla meccanica quantistica.

Dimostrazione dell'Effetto Compton

Tra la fine del 1922 e l'inizio del 1923 Compton osservò che raggi X, dopo aver “colpito” un sottile foglio metallico, possono essere deviati.

Schema dell'esperimento di Compton
Schema dell'esperimento di diffusione di raggi X (effetto Compton)

Sperimentando, inviando raggi X di lunghezza d'onda monocromatica a contro il foglio metallico, si osservano i seguenti risultati:

  • I raggi X misurati dopo il foglio metallico ad un angolo di deviazione nullo (in trasmissione) hanno la stessa lunghezza d'onda dei raggi X incidenti, \(\lambda_0\).
  • Se spostiamo il detector di un angolo \(\theta\) rispetto alla direzione di incidenza si osservano raggi X di due lunghezze d'onda, \(\lambda_0\) e \(\lambda_1\), con \(\lambda_1 > \lambda_0\).

La differenza \(\lambda_1-\lambda_0\) dipende dall'angolo al quale vengono misurati i raggi X.

I risultati vennero inizialmente dal foglio metallico come bremsstrahlung, successivamente Compton osservò gli stessi risultati usando raggi X portando la diffusione dipende dall'interazione dei raggi X con gli elettroni.

Spettri dei raggi X diffusi a diversi angoli
Raggi X diffusi da un foglio di carbonio a vari angoli

La spiegazione di Compton: i raggi X essendo fotoni, c'è la teoria di Einstein, hanno energia:

\[ E=h\nu=\frac{hc}{\lambda} \]

Pertanto:

\[ E_0=\frac{hc}{\lambda_0}>E_1=\frac{hc}{\lambda_1} \]

Quindi i fotoni con \(\lambda_1\) hanno perso energia nella diffusione.

Compton pertanto spiegò il fenomeno come un urto tra il fotone e gli elettroni di valenza, quindi quasi libero, ma fermo e utilizzò le equazioni dell'urto, conservazione dell'energia e della quantità di moto:

\[ E+m_0c^2=E'+E_e \]
\[ \vec p=\vec p\,'+\vec p_e \]

con \(m_0\) massa a riposo dell'elettrone (dalla relatività), \(E,F\) ed \(E'\), \(p\) e \(p'\) sono rispettivamente energia e momento del fotone prima e dopo l'urto, \(E_e\), \(p_e\) l'energia e il momento dell'elettrone dopo l'urto.

Schema dell'urto tra fotone ed elettrone

Scomponendo i vettori quantità di moto nelle 2 componenti, la conservazione di \(p\) diventa:

\[ p=p'\cos\theta+p_e\cos\phi \qquad\text{componente x} \]
\[ 0=p'\sin\theta-p_e\sin\phi \qquad\text{componente y} \]

Per le energie, utilizzando le equazioni relativistiche si ha:

\[ E^2=c^2p^2+(m_0c^2)^2 \]

Per il fotone (m=0):

\[ E=cp \quad\rightarrow\quad p=\frac{E}{c}=\frac{h\nu}{c}=\frac{h}{\lambda} \]

Per l'elettrone:

\[ E_e'^2=c^2p_e'^2+(m_0c^2)^2 \]

Inoltre per l'elettrone, dalla meccanica relativistica:

\[ E_e'=E_k+m_0c^2 \qquad\text{ove }E_k\text{ energia cinetica dell'elettrone} \]

quindi la conservazione dell'energia diventa:

\[ E+m_0c^2=E'+E_k \]
\[ E+m_0c^2=E'+E_k+m_0c^2 \]
\[ E-E'=E_k \]
\[ E_k=E-E'=cp-cp'=c(p-p') \]

Dalle equazioni per il momento, facendone il quadrato e sommando, si ottiene:

\[ p_e^2=p^2+p'^2-2pp'\cos\theta \]

Pertanto l'equazione dell'energia per l'elettrone si può riscrivere:

\[ E_e'^2=c^2p_e'^2+(m_0c^2)^2 \]
\[ (E_k+m_0c^2)^2 = c^2(p^2+p'^2-2pp'\cos\theta)+(m_0c^2)^2 \]
\[ E_k^2+(m_0c^2)^2+2E_km_0c^2 = c^2(p^2+p'^2-2pp'\cos\theta)+(m_0c^2)^2 \]
\[ E_k^2+2E_km_0c^2 = c^2(p^2+p'^2-2pp'\cos\theta) \]
\[ c^2(p-p')^2+2c(p-p')m_0c^2 = c^2(p^2+p'^2-2pp'\cos\theta) \]
\[ m_0c(p-p')=pp'(1-\cos\theta) \]
\[ p-p'=\frac{pp'}{m_0c}(1-\cos\theta) \]
\[ \frac{1}{p'}-\frac{1}{p} = \frac{1}{m_0c}(1-\cos\theta) \]

Essendo \(p=\frac{h}{\lambda}\), pertanto: \(\frac{1}{p}=\frac{\lambda}{h}\), da cui:

\[ \lambda'-\lambda = \frac{h}{m_0c}(1-\cos\theta) \]
\[ \lambda'-\lambda = \lambda_C(1-\cos\theta) \]

Con \(\lambda_C\) lunghezza d'onda di Compton: \(2.426\times10^{-12}\,\text{m}\).

Da notare che \(\lambda'-\lambda\) dipende solo dall'angolo \(\theta\) e non dipende da \(\lambda\) o dal materiale!

La teoria di Compton spiega perfettamente i dati sperimentali.

Lo scattering Compton e la spiegazione data è la dimostrazione più evidente dell'esistenza dei fotoni e della loro natura duale: onda-particella.

I teorici sperimentali hanno provato a “distinguere” le due nature con esiti contraddittori.

Successivamente De Broglie (1924) propose che, simmetricamente, anche le particelle avessero una natura ondulatoria, proponendo che la lunghezza d'onda fosse collegata alla quantità di moto:

\[ \lambda=\frac{h}{p} \]

La dimostrazione sperimentale della natura ondulatoria della “materia” fu data da Davisson e Germer (1927).